Villa Sant’Agata (Villa Verdi)
Situata nei pressi di Villanova
d’Arda, praticamente al confine fra le province di Piacenza e di
Parma, fu la residenza di Verdi dal 1851 fino alla morte. Qui
compose Rigoletto (1851), Il Trovatore (1853), La Traviata (1854), I
vespri siciliani (1855), Simon Boccanegra (1857), Un ballo in
maschera (1859), La forza del destino (1862), Don Carlos (1867),
Aida (1871), Otello (1887) e Falstaff (1893).
Verdi era un uomo dal carattere forte e riservato, con una passione naturale e sicuramente ereditaria per la terra e per la vita dei campi. Investì la più parte dei suoi guadagni di compositore e maestro di musica in vaste tenute agricole, comprese fra Parma, Piacenza, Cremona, di cui si occupò sempre in prima persona, dimostrando, tra l’altro, uno straordinario talento imprenditoriale e una non indifferente capacità di trovare soluzioni che erano, al tempo stesso, economicamente vantaggiose e socialmente utili. Non a caso, in questa e soltanto in questa precisa area, le condizioni di vita dei salariati e degli affittuari agricoli migliorarono a tal punto che cessò la massiccia emigrazione verso le Americhe che caratterizzò tutta la società italiana di fine secolo XIX. In questa villa visse dunque mezzo secolo, con la sua seconda moglie, Giuseppina Strepponi, e curò lui stesso la realizzazione del parco che doveva proteggere da sguardi indiscreti e dal sole estivo della pianura la tranquillità della sua vita in villa. Al suo interno, alberi della più diversa provenienza, in particolare diverse specie di origine nord americana, perfettamente acclimatate, che, ancora una volta, mostrano lo spirito innovativo e il gusto della sperimentazione che caratterizzavano la personalità del grande maestro. In effetti, la villa rispecchia interamente il carattere e il modo d’essere di Verdi, che curò in prima persona ogni dettaglio architettonico e l’insieme degli arredi della villa. Oggi la villa è perfettamente identica a quella che il Maestro lasciò, quando morì nel 1901. Ogni dettaglio è perfettamente conservato e, visitandola, è come entrare come ospiti del Maestro in attesa che vi faccia ritorno da una camminata lungo i suoi poderi. Particolarmente interessanti, oltre alle mobilia e agli arredi, le fotografie, le lettere, i souvenirs raccolti lungo i viaggi o donati da amici, e la piccola cappella privata a lato della facciata, che avrebbe, in un primo momento, dovuto raccogliere le spoglie mortali del maestro, ma poi preferì soprassedere, affinché gli eredi non avessero l’impressione di vivere in un ‘cimitero’. |