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Le cinque valli del piacentino (Arda, Nure, Trebbia, Luretta,
Tidone) producono tutte ottimi vini, ma con caratteristiche loro,
anche se il vitigno è il medesimo e i processi di vinificazione
analoghi. Per tradizione la val Tidone è quella che ha sicuramente
più esperienza e, oggettivamente, un numero consistente di ottimi
produttori, tuttavia, anche la val Nure presenta produttori
appassionati e capaci di fornire vini eccellenti, sebbene ci siano
un numero molto più ridotto di aziende vinicole. Indubbiamente la
val Trebbia, per una quantità di motivi, è la meno orientata alla
produzione vinicola, mentre la val Luretta ha ottimi produttori, ma
essendo molto piccola, ha anche un numero esiguo di produttori.
Discorso opposto, infine, per la val d’Arda, dove il raccolto è
abbondante, ma livelli di qualità superiore, sono appannaggio di
poche aziende d’avanguardia.
Tornando ai vini, oggi ci sono a Piacenza registrate ben 18 doc.
Almeno la metà sono una furbata all’italienne. Diciamo che i vini
veramente tipici sono, a nostro avviso, i gutturni, le bonarde, le
malvasie, l’ortrugo, i barbera, e poi qualche vitigno di nicchia,
come il Monterosso, il Vin Santo di Vigoleno e poco altro. Fra
essi, Gutturnio in primis, e poi la Bonarda, la Malvasia, l’Ortrugo
e infine il Barbera sono il cuore pulsante della vocazione vinicola
di queste valli.
Il Gutturnio è l’emblema stesso della produzione vinicola piacentina
e lo troviamo su tutto l’arco collinare che abbraccia Piacenza,
dalla Val Tidone alla Val d’Arda. E’ composto in misura variabile di
uve barbera (55/70%) e croatina (30/45%). E’ un vino fresco
frizzante da consumarsi entro l’anno. Oggi però ne abbiamo le
varianti da invecchiamento che possono essere denominate Superiore
e Riserva. La sua nascita rimanda ad una vera e propria operazione
di marketing, ancora sul finire degli anni’30. Sebbene esistesse da
sempre, il vino in questione non aveva questo nome, non aveva
un’identità precisa. Fu casualmente trovato nel Po un bicchiere da
vino (gutturnio) romano e così si decise di attribuire questo nome
al vino in questione, dopo averne registrato le caratteristiche
presso il Ministero dell’Agricoltura. E’ un vino che accompagna bene
gli antipasti di salume e i secondi a carni rosse. La versione
ferma si sposa benissimo con il salame piacentino, mentre quella
frizzante va benissimo con la pancetta e con la culatta.
l’Ortrugo,
fra i bianchi, è sicuramente il più tipico. Prodotto con
uve ortrugo almeno al 90% è colore paglierino verdognolo.
Leggermente frizzante è un vino secco con un retrogusto appena
amarognolo. Ottimo come aperitivo, accompagna bene antipasti,
minestre, torte salate. Si accompagna ai salumi di gusto deciso e
ben salato, ad esempio con le mariole e anche i salumi cotti.
La
Malvasia viene prodotta con uve malvasia di Candia
aromatica. Il vitigno è estremamente versatile e consente di
ottenere vini secchi ed amabili, fermi e frizzanti, sia dolci e
passiti. La sua provenienza è del Mediterraneo orientale, dall’isola
di Candia, dal Peloponneso, da Rodi. E’ un vitigno importato dal
tempo delle Crociate che si è ben adattato ai terreni italici e che
nel piacentino è stato sviluppato con particolare dovizia, fino,
appunto, a darci vini bianchi delle più diverse tipologie e
attitudini, buone per gli aperitivi, a tutto pasto, e per
accompagnare i dolci. La malvasia secca è ottima con salumi come la
culatta, il prosciutto crudo, la coppa. Quella amabile con la
pancetta.
La Bonarda è ottenuta da uve
della varietà «Bonarda piemontese» o «Croatina» per almeno l'85% e
da altre uve di analogo colore di varietà; di colore rosso rubino, e
di sapore gradevole. Il sapore può essere secco o abboccato o
amabile o dolce, leggermente tannico, fresco, tranquillo o vivace.
Adatto ai salumi dolci, come la pancetta.
Il Barbera è ottenuto da uve
dell'omonimo vitigno, presenti per almeno l'85% e da altre uve di
analogo colore e varietà. Di colore rosso intenso e odore vinoso, ha
un sapore deciso, leggermente tannico. Può essere tranquillo e
vivace. Ottimo con la coppa piacentina.
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